Relazione di missione

 

RELAZIONE DI “MISSIONE”

sul Bilancio al 31/12/2017

*) PREMESSA E CONTENUTI

1) LA NOSTRA IDENTITÀ

1.a) La nostra storia

1.b) La “missione”

1.c) Settore di attività

1.d) Struttura e organizzazione

2) LA GESTIONE

2.a) Modello operativo

       2.a.1) Tutela degli orfani abbandonati

       2.a.2) Assistenza ai bambini vittime di violenze o abusi

       2.a.3) Contrasto della denutrizione infantile

       2.a.4) Promozione culturale ed umana e specifica della donna

       2.a.5) Istruzione

       2.a.6) Assistenza alle famiglie più povere

       2.a.7) Creazione di opportunità di lavoro 

       2.a.8) Progetti di sviluppo sociale  

2.b) Raccolta fondi

       2.b.1) Acquisizione delle risorse

       2.b.2) Tipologia delle entrate     

       2.b.3) Tipologia dei donatori     

       2.b.4) Rapporti con i donatori    

2.c) Gestione patrimonio                

       2.c.1) L’utilizzo delle risorse

3) RISULTATI CONSEGUITI    

4) VALUTAZIONE E IMPATTO SOCIALE

    4.a) Qualità dei risultati conseguiti

     4.b)  I nuovo progetti                

    4.c) Valutazione delle autorità locali                            

    4.d) Gli stakeholders (o portatori di interessi)

PREMESSA E CONTENUTI

Per le onlus – quale è la nostra Fondazione – l’Agenzia per le Onlus ha emanato alcune direttive in ordine alla rendicontazione ed alla comunicazione ai donatori delle attività svolte.

Sotto questo aspetto, sono stati “suggeriti” uno schema di bilancio, corredato dalla Nota Integrativa, con un dettaglio dei punti specifici da includere nella medesima nonchè la redazione di una “Relazione di Missione” che illustri, in modo specifico, le finalità dell’attività svolta dalla onlus, le modalità operative e gestionali ed altri aspetti che vengono specificamente indicati.

Onde fornire ai donatori la necessaria chiarezza, vengono anche indicate alcune linee guida sul SAD (sostegno a distanza), sulla gestione del medesimo, sul suo contenuto e significato, sulle notizie ed informazioni da fornire ai sostenitori, in modo che risultino chiare le finalità, modalità gestionali ed operative, cosa aspettarsi dal SAD, come viene gestito dall’ente al quale il donatore si rivolge.

La normativa fiscale prevede inoltre che, a partire dalla erogazione per l’anno 2008, si debba dare una specifica e separata rendicontazione dei fondi ricevuti per il 5 per mille, attraverso una modulistica che è stata resa disponibile in epoca abbastanza recente.

Considerata la emanazione della direttiva da parte della ex Agenzia per le onlus (ora Agenzia per il Terzo Settore) di redigere la “Relazione di Missione”, e verificato che, sostanzialmente, molti punti della medesima fanno parte anche dello schema generale del “Bilancio sociale”, è per noi divenuta prassi consolidata - al fine di fornire la più ampia informativa possibile - redigere e pubblicare la presente “Relazione di Missione” in una versione più ampia di quella prevista, includendovi quindi anche i punti previsti dal “Bilancio sociale”, pervenendo dunque ad una sorta di fusione dei due documenti.

Per quanto concerne il Bilancio, redatto secondo le norme del Codice Civile ed in base alle risultanze di una regolare contabilità in partita doppia, abbiamo predisposto il medesimo anche secondo lo schema indicato dall’Agenzia delle Onlus e denominato “Rendiconto Gestionale”, in modo che si abbia, in tal modo, una doppia rendicontazione. La Nota Integrativa è redatta, secondo lo schema previsto dal Cod. Civ. integrato dai punti suggeriti dall’Agenzia per le Onlus.

Tutti tali documenti sono pubblicati sul nostro sito.

1) LA NOSTRA IDENTITÀ

1.a) La nostra storia

La Fondazione è stata costituita con atto notarile del 26/04/02, ad iniziativa di un intero gruppo familiare di Roma, composto dai genitori e due figli, ai quali si è aggiunta, nel 2005, Nevia la moglie di Francesco.

La Fondazione ha presentato richiesta di iscrizione alla “Anagrafe Unica delle onlus”, della quale l’Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale Lazio, ha attestato la ricezione, con lettera del 25/09/02.

La fondazione ha sede in Roma e, dal punto di vista operativo, svolge la propria attività in Etiopia, in particolare ad Adwa, nella regione del Tigray, ai confini con l’Eritrea.

La operatività è iniziata tra dicembre 2002 e l’inizio 2003.

La gestione è affidata ad un Consiglio Direttivo, composto dai quattro fondatori.

Nell’Ottobre 2002, Francesco ha deciso (e dal 2005 anche con la moglie Nevia) di vivere stabilmente ad Adwa, in Etiopia, dove la Fondazione ha scelto di operare. Dal 2014 si divide tra l’Italia, dove i suoi figli frequentano la scuola, e l’Etiopia, per seguire sia l’andamento del Villaggio, dove peraltro opera un validissimo staff locale con il quale si è in contatto molto frequente, sia l’andamento delle attività esterne e la verifica di fattibilità di nuovi progetti.

Nel 2005 è stato aperto il Villaggio dei bambini” costruito nell’anno precedente, per ospitare in permanenza 100/120 orfani abbandonati. All’interno del Villaggio opera anche un “Centro di Emergenza Alimentare” che può ospitare circa 15/20 bambini gravemente denutriti con le loro mamme, per la terapia alimentare e di reidratazione.

Il progetto di costruzione e conduzione del Villaggio dei bambini e delle altre attività svolte a favore della popolazione locale, avviene sulla base di un progetto permanente (on going), soggetto a verifica e rinnovo quinquennali. Attualmente è in corso in quinquennio 2014-2019.

Successivamente sono stati attivati diversi progetti, sia a tempo determinato che continuativi e, a partire dal 2017, sono stati presi contatti per attivare degli interventi continuativi in due paesi dell’America Latina (Repubblica Dominicana e Colombia)

I nostri dati

Fondazione James non morirà – onlus

La Fondazione ha sede in V. G. Nicotera 29 – 00195 Roma – tel 063202169 – fax 063217674

Cod. Fisc. 97262290584 – iscritta all’anagrafe delle Onlus – prot. AC/ef/100755 del 25/09/2002

Email: info@jamesnonmorira.org – sito web: www.jamesnonmorira.org

La Fondazione opera stabilmente in Etiopia, ad Adwa, regione del Tigray, dove ha costruito e gestisce il “Villaggio dei bambini” (JNM Children’s Village), sulla base di un progetto approvato nel 2004 dalle autorità etiopiche, soggetto a valutazione e rinnovo quinquennale. È stato approvato il rinnovo per il quinquennio 2014-2019.

1.b) La “missione”

La nostra “missione” o la “finalità”, può essere sintetizzata nella frase: “aiutare a non aver più bisogno di aiuto” , che viene realizzata:

a)      aiutando i più poveri ed i più bisognosi, offrendo loro, non solo aiuto materiale ma anche conforto e condivisione del dolore.

b)     privilegiando le categorie più bisognose: orfani, ammalati, denutriti, vedove, donne sole, handicappati e infermi.

c)      promuovendo la persona umana, la coscienza della sua dignità, creando occasioni di lavoro per lo sviluppo, la crescita personale e l’indipendenza, anche economica, evitando ogni tipo di assistenzialismo gratuito.

d)     avvalendosi di un volontariato “attivo” e gratuito, non solo dei fondatori ma anche di tutti coloro che decidano di collaborare, in qualsiasi modo e campo, sia in Italia che in Etiopia.

Nello specifico, ci adoperiamo per assistere ed aiutare concretamente, in modo particolare, i bambini orfani, le donne, le famiglie in difficoltà, i bambini in grave stato di denutrizione, nonché ammalati, infermi, handicappati.

Attività in Etiopia

Per i bambini orfani che vivono nel Villaggio, la finalità è di consentire una crescita, soprattutto nella prima infanzia, in un ambiente familiare, stabile e sereno, con figure parentali di riferimento, per sviluppare la capacità e sensibilità affettiva, basilare per il processo educativo e di crescita personale.

Si punta pertanto a sviluppare il senso di responsabilità, educare all’apprendimento ed al rispetto di alcuni fondamentali valori umani, sociali e culturali; promuovere la fiducia in se stessi.

Per le donne capofamiglia e le famiglie in difficoltà, l’aiuto punta sullo sviluppo di “progetti di lavoro” nei quali vengono coinvolte le donne, per favorire la loro emancipazione ed indipendenza economica, l’acquisizione di una maggiore fiducia in se stesse, la coscienza della propria identità.

La partecipazione di ciascuna donna al progetto è condizionata alla frequenza della scuola da parte dei figli della medesima.

Per i bambini denutriti, l’aiuto avviene mediante il ricovero nel “Centro di Emergenza alimentare” che opera all’interno del Villaggio. I bambini, assistiti dalle loro mamme, vengono curati fondamentalmente con una adeguata terapia alimentare e di reidratazione.

Vengono anche sostenuti alcuni progetti a favore della comunità locale.

I principali sono stati:

*) la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale pubblico di Adwa

*) la costruzione di una scuola per bambini ciechi, unica nella zona

*) la costruzione di una strada da Alitena a Maga’Uma, che collega 14 villaggi, isolati e privi di ogni comunicazione;

*) la costruzione di quattro aule nella scuola pubblica frequentata dai bambini che vivono nel Villaggio;

*) l’apertura del Centro di cura della podoconiosi, che opera in via continuativa;

*) sostegno di un progetto di chirurgia pediatrica, che opera in via continuativa;

*) la costruzione di un presidio medico a Maga’Uma, nella regione dell’Irob

1.c) settore di attività

L’attività è svolta unicamente nel settore dell’assistenza e beneficenza a favore della popolazione etiopica e, in particolare di quella di Adwa e della regione del Tigray, ai confini con l’Eritrea e, a partire dal 2017, avvio di nuovi progetti in due nazioni dell’America Latina (Repubblica Dominicana e Colombia)

Nello specifico, l’attività è svolta principalmente nei seguenti settori:

a)      tutela degli orfani abbandonati;

b)     assistenza ai bambini vittime di violenze o abusi

c)      contrasto della denutrizione infantile;

d)     promozione culturale ed umana e specifica della donna

e)      istruzione;

f)       assistenza alle famiglie più povere;

g)      screazione di opportunità di lavoro.

h)     progetti di sviluppo sociale

1.d) La struttura e l’organizzazione

Non esistono dipendenti o collaboratori retribuiti, quindi nessuna struttura gerarchica.

La struttura e l’organizzazione sono costituite unicamente da volontari che operano in modo stabile e totalmente gratuito ( i quattro fondatori e Nevia, la moglie di Francesco).

Francesco e Nevia hanno vissuto prevalentemente in Etiopia, ad Adwa, all’interno del Villaggio occupandosi, a tempo pieno, della gestione del medesimo, del Centro di Emergenza, dei progetti di lavoro e di tutta la nostra attività in loco. Dal 2014 si dividono tra Italia ed Etiopia, seguendo prevalentemente le attività in Etiopia sia tramite frequentissimi contatti telefonici, che con periodici soggiorni presso il Villaggio. Francesco si occupa anche dello sviluppo dei nuovi progetti nell’America Latina

I genitori di Francesco si occupano, in Italia, di seguire e tenere i rapporti personali e diretti con i donatori ed offerenti, nonchè di svolgere, sempre gratuitamente, tutta l’attività amministrativa e contabile mettendo anche a disposizione della Fondazione, i locali, i beni strumentali e sostenendo personalmente gli altri costi (utenze, condominiali, cancelleria, fotocopie, carta, stampa foto, ecc.).

Gli unici costi generali sono legati alle spese bancarie e postali ed al costo di una linea telefonica.

La sorella di Francesco, ha dedicato numerosi periodi di tempo ad insegnare l’inglese e l’italiano ai bambini - e ad alcuni adulti del nostro staff - nonché ad illustrare, spiegare, insegnare le modalità di studio e di apprendimento, altrimenti basato unicamente sulla memorizzazione dei dati e notizie.

Occasionalmente, si è potuto contare su alcuni volontari, che hanno trascorso ad Adwa, presso il nostro Villaggio, alcuni brevi periodi. Si è trattato di medici, e di alcuni altri volontari che hanno fornito aiuto per settori e attività molteplici (recite, grafica, musica, lingua inglese, cultura generale di geografia e storia, attività ginniche, giochi di squadra, rugby, ecc.). Ultimamente, sono iniziate delle presenze di chirurghi pediatrici, per il sostegno che diamo al progetto di chirurgia pediatrica.

2) LA GESTIONE

 

2.A) MODELLO OPERATIVO

L’attività di “missione” e di erogazione avviene ancora, fino al 31/12/2017 unicamente in Etiopia.

Alla stessa provvedono e sovrintendono direttamente Francesco e Nevia che, quando soggiornano in Etiopia, vivono all’interno del “Villaggio dei Bambini”.

Al momento i nostri interventi sono concretizzati attraverso: il “Villaggio dei Bambini”; il “Centro di Emergenza Alimentare”; i “progetti di lavoro” per la promozione della donna.

In relazione a quanto sopra ed ai settori di attività ai quali ci si rivolge, l’operatività si sviluppa secondo il seguente schema:

2.a.1) Tutela degli orfani abbandonati

L’attività in Etiopia viene svolta all’interno del “Villaggio dei Bambini”, dove gli orfani abbandonati vivono in permanenza, affidati legalmente a Francesco.

Il “Villaggio dei bambini” è una struttura permanente dove vengono accolti ed ospitati orfani abbandonati, sia sani che malati fisicamente o mentalmente. Il Villaggio si compone di 16 casette (8 doppie), in ognuna delle quali vivono 6/8 bambini, con una donna locale che funge da tata.

Il progetto complessivo prevede che possano essere ospitati complessivamente fino a 100/120 bambini. Alla fine del 2017 erano sostenuti circa 100 bambini, con età variabile da pochissimi giorni fino a 16/18 anni.

Le finalità che si perseguono sono dirette a far vivere ai bambini una infanzia ed un’adolescenza serene, in un ambiente familiare stabile, con figure parentali di riferimento per sviluppare una loro crescita equilibrata, affinché il “Villaggio” resti un punto di riferimento nella loro vita futura.

Su queste basi, essenziali per consentire un armonico sviluppo della persona, si inseriscono:

*) una educazione volta a sviluppare il senso di responsabilità;

*) una motivazione e finalizzazione degli studi;

*) la comprensione, di alcuni valori etici fondamentali e il rispetto di regole di comportamento nella vita quotidiana

Da qualche tempo, il governo etiopico richiede che i bambini ospitati in strutture simili alla nostra, vengano gradualmente reinseriti nel tessuto sociale e nelle famiglie di origine (parenti di vario grado), durante il periodo di chiusura delle scuole, ad eccezione ovviamente dei trovatelli.

2.a.2) Assistenza ai bambini vittime di violenze o abusi;

Questa attività è legata ai nuovi progetti che si stanno sviluppando in America Latina e, in particolare, a quello nella Repubblica Dominicana, dove tale fenomeno è assai diffuso.

A tal fine si sosterranno strutture che si occupano di accogliere i bambini sostanzialmente abbandonati dalle famiglie di origine o vittime di violenze e abusi (prevalentemente le bambine), per sottrarli ai rischi legati a una vita “di strada” che porta, purtroppo a scelte “obbligate” di vita totalmente negative e drammatiche. In queste strutture i bambini, quasi esclusivamente bambine, vengono accolti e vivono permanentemente, in modo similare a quanto avviene nel Villaggio dei Bambini di Adwa. Diamo aiuto a queste strutture, spesso sorte ad opera di persone più sensibili al problema, che necessitano però di sostegno economico, non potendo contare su entrate stabili o ricorrenti. Il nostro interessamento prevede un coinvolgimento nella organizzazione della gestione e nella verifica che il nostro intervento avve3nga anche secondo le finalità desiderate. Come primo intervento finanziamo il costo di alcune figure professionali (maestra, psicologa, addetta alla cucina, insegnante di musica, corso di parrucchiera per le bambine più grandi).

Contiamo che il nostro aiuto possa consentire la regolare frequenza della scuola, la vita in un ambiente sicuro e familiare, l’apprendimento di un mestiere, al fine di contrastare le altrimenti drammatiche condizioni di vita e le prospettive per il futuro.

2.a.3) Contrasto della denutrizione infantile;

L’attività viene svolta attraverso il “Centro di Emergenza Alimentare”, una struttura esistente all’interno del “Villaggio”, che consente di ospitare in modo permanente fino a 15/20 bambini denutriti, insieme alle loro mamme. L’età dei bambini varia dal periodo neonatale ad un’età più avanzata. La denutrizione, nella maggior parte dei casi, deriva da situazioni contingenti (morte della madre, spesso in occasione del parto, malattie, ecc). ovvero da situazioni di povertà familiare.

La struttura, alla quale attendono tre esperte infermiere professionali locali, provvede a fornire ai bambini una alimentazione adeguata e bilanciata somministrata anche, ove necessario per i più deboli, attraverso sondini gastrici e flebo. Considerato il motivo del ricovero, la degenza è in genere piuttosto lunga e, mediamente, si aggira intorno ai 60/90 giorni.

Durante il ricovero si cerca di dare alle mamme, quasi sempre giovanissime, alcuni rudimenti di igiene ed alimentazione per evitare ricadute od analoghi problemi con gli altri figli.

L’assistenza medica, sanitaria e infermieristica viene prestata, ove richiesta, anche a favore di tutti i bambini esterni assistiti con il sostegno a distanza, che vivono presso le proprie famiglie di origine.

Il “Centro” funge anche da infermeria per i bambini orfani che vivono all’interno del “Villaggio”.

Nel tempo è divenuto anche un punto di riferimento per gran parte della popolazione, anche perché tale assistenza è stata implementata, con il sostegno al progetto di chirurgia pediatrica, nel quale sono coinvolti alcuni medici italiani che fanno base, per le visite, al nostro Villaggio, mentre svolgono poi l’attività chirurgica presso un ospedale di Mekellé.

2.a.4) Promozione culturale ed umana e specifica della donna;

L’attività in questione è svolta non in modo specifico e diretto, ma attraverso le varie iniziative.

Per i bambini orfani abbandonati, che vivono all’interno del Villaggio, si punta su una formazione mediante una specifica educazione basata, oltre che sulla creazione di un rapporto affettivo, sul senso di responsabilità, frequenza della scuola e comprensione del valore dello studio e della istruzione, rispetto delle regole, educazione igienico sanitaria ed alimentare.

Per le donne che fanno parte dei “progetti di lavoro” (una sorta di cooperativa informale), la promozione si ottiene sollecitando e sostenendo lo sviluppo del progetto, per una indipendenza economica, una maggiore fiducia nelle proprie capacità, una conseguente autonomia.

I “progetti di lavoro” costituiscono una notevole opportunità, per le donne che vi partecipano. Riducono le situazioni di sfruttamento e la prostituzione come mezzo di sussistenza. Consentono di migliorare la situazione sanitaria e la qualità di vita.

Combattono gli atteggiamenti legati all’attesa passiva di aiuti di tipo assistenzialistico, sollecitando invece le iniziative e le attività personali.

I “progetti di lavoro” – che vanno dal piccolo bazar, alla lavanderia, all’allevamento di polli, alla vendita di spezie e uova, alla produzione di materassi, alla preparazione di colazioni per le scuole, alla gestione di un mulino, alla produzione e vendita di artigianato locale, alla coltivazione di ortaggi, ecc. – vengono proposti dalle donne o suggeriti dalle autorità locali e nei medesimi sono privilegiate quelle donne che svolgono il ruolo di capo famiglia e si trovano in stato di necessità.

I progetti di lavoro vengono sostenuti con una formula simile al microcredito, adattato alla realtà locale, e sono finanziati con una somma iniziale necessaria a consentire la prima operatività. Periodicamente si forniscono altri aiuti, verificando il funzionamento del progetto, l’effettivo impegno delle donne del gruppo e le concrete possibilità di futuro sviluppo. Il nostro sostegno serve a consentire alle donne partecipanti di potersi ripartire il compenso per l’attività lavorativa, fino a quando il progetto non è in grado di sostenersi in modo autonomo. Il nostro sostegno è quindi decrescente nel tempo, mantenendo comunque un legame anche economico, per verificare che il progetto continui nel tempo. Motivi culturali (alcune donne sono analfabete, litigi per motivi estremamente futili, ecc.) ovvero situazioni familiari (nascita di un nuovo figlio, trasferimento in altra zona, malattie, ecc.) possono infatti minacciare seriamente la prosecuzione del progetto. Il legame con noi, consente di evitare o superare tali problematiche.

La validità del lavoro svolto e di tale tipo di approccio al problema della promozione femminile, inclusa la politica di esclusione delle donne miranti solo all’assistenzialismo, è attestato da riconoscimenti formali delle autorità locali, nonché dal particolare successo ottenuto da alcuni dei nostri gruppi di lavoro, che sono stati portati come esempio - anche attraverso servizi mandati in onda dalla televisione nazionale etiopica - di come gli aiuti, opportunamente finalizzati, consentano di ottenere risultati concreti, soddisfacenti e permanenti.

Il finanziamento di tali progetti di lavoro avviene, in linea di massima, attraverso il sostegno a distanza dei figli delle donne che partecipano agli stessi.

In questi progetti sono impegnate in via permanente circa 220 donne

2.a.5) Istruzione;

L’istruzione dei bambini che vivono nel “Villaggio” è così strutturata.

I bambini in età prescolare (fino a sei anni), frequentano l’asilo/scuola materna che esiste all’interno del Villaggio, curato da due maestre locali che forniscono qualche rudimento di inglese. Successivamente i bambini frequentano la scuola pubblica fino al completamento del ciclo di studi (dodicesima classe) e, se manifestano attitudine ed interesse, e concludono gli studi con una votazione che lo consenta, anche la frequenza di ulteriori corsi professionali o di studi universitari.

Per i bambini che vivono presso le proprie famiglie e che, in larga parte, sono figli delle donne impegnate nei progetti di lavoro, ci si deve necessariamente limitare a controllare la frequenza della scuola, attraverso l’esibizione delle pagelle periodiche e di quella annuale. Si è comunque verificato che, risolti od attenuati i problemi di mera sussistenza e sopravvivenza, la frequenza della scuola da parte dei bambini, risulta assai elevata e che sono decisamente ridotti i casi nei quali i bambini perdono degli anni di studio per mancata od insufficiente frequenza della scuola, in quanto coinvolti in attività lavorative nei campi, dettate da esigenze familiari.

2.a.6) Assistenza alle famiglie più povere;

L’attività in questione, per la verità, non è la nostra principale. Peraltro, nel tempo, ci siamo trovati di fronte a situazioni particolari nelle quali abbiamo verificato che un aiuto avrebbe potuto consentire la frequenza della scuola da parte di alcuni bambini e soprattutto bambine, altrimenti destinate a rimanere analfabete perché obbligate a lavorare od a prendersi cura della casa e dei numerosi fratelli e sorelle, in sostituzione della madre, occupata in qualche lavoro per sostenere la numerosa famiglia. In tali casi, prevalentemente attraverso il sostegno a distanza, eroghiamo comunque gli aiuti che consentano di far fronte alle necessità primarie, cibo, casa, vestiario, cure e assistenza sanitaria, ecc. Ciò consente alle madri di poter dedicare il tempo necessario alla cura della famiglia, liberando perciò le bambine da lavori familiari e raggiungendo quindi, in concreto, le finalità che costituiscono le nostre priorità e la nostra “missione”: frequenza della scuola, alimentazione regolare, miglioramento dell’igiene, assistenza medica in caso di malattie, ecc.

L’aiuto viene prestato anche alle persone, bisognose ed impossibilitate al lavoro, che si trovino in situazioni di particolare difficoltà, solitudine od abbandono e non abbiano nessuno a cui rivolgersi.

2.a.7) Creazione di opportunità di lavoro

Oltre ai “progetti di lavoro”, altre opportunità sono costituite dalle necessità derivanti dalle attività collegate alla gestione del “Villaggio”,. nelle quali vengono impegnate esclusivamente persone locali. Difatti lavorano nel Villaggio numerosi dipendenti (circa 55) necessari a consentire il funzionamento del medesimo: guardiani, tate, giardinieri, donne delle pulizie, addette alla cucina, infermiere, maestre per l’asilo, insegnanti di sostegno, addette alla nursery, nonché personale dello staff di direzione.

2.a.8) progetti di sviluppo sociale

Si tratta di un’attività che può apparire collaterale ma che, in realtà, risulta egualmente importante attraverso il sostegno di progetti di vario genere, che oltre a essere di aiuto alla popolazione locale, costituiscano anche un’occasione di lavoro, per uomini e donne. Lo sviluppo di tali progetti (cash for work) non è semplice, ma consente di ampliare i nostri interventi di aiuto ed assistenza.

Nel 2012/14 si è finanziato e realizzato un importante progetto con la costruzione di una strada di 10 km, che mette in collegamento 14 villaggi, isolati tra i monti al confine con l’Eritrea, in precedenza privi di ogni possibilità di collegamento e di utilizzo di servizi sociali (sanitari, scuole, acquisto di beni primari, ecc.). E’ risultato un progetto doppiamente valido, perché nella costruzione è stata impiegata mano d’opera di tutti i villaggi interessati.

Un ulteriore progetto attivato a inizio 2015 e che costituisce ormai un’attività permanente, è il centro di cura della podoconiosi (elefantiasi del piede) di Addis Ababa. Si tratta di una malattia quasi totalmente sconosciuta, ma che crea situazioni anche di totale invalidità, in quanto, se non curata, può portare alla quasi totale perdita dell’uso delle gambe, quindi inabilità anche al lavoro. E’ una malattia che sopravviene in alcune zone con terreni contenenti specifici minerali che la provocano nelle persone che camminano senza scarpe. La cura è peraltro assai semplice, anche se molto lunga e prevede oltre all’uso delle scarpe (forniamo scarpe speciali) lavaggio delle gambe con acqua e disinfettante, applicazione di una crema emolliente (vaselina) e fasciatura degli arti. Il progetto, è giunto a curare circa 200 persone.

Nel 2017 abbiamo potuto finalmente concludere le operazioni di approvazione del progetto di costruzione di un presidio medico a Maga’Uma,nella regione dell’Irob, sempre a nord dell’Etiopia e al confine con l’Eritrea, la cui costruzione è iniziata alla fine dell’anno e sarà realizzata nel 2018.

Inoltre, nel corso dell’anno, abbiamo consolidato alcuni rapporti con due paesi dell’America Latina (Repubblica Dominicana e Colombia), dove contiamo di poter attivare, nel 2018,  altri progetti di aiuto contro la denutrizione e a tutela dei minori a rischio.

Altri progetti, realizzati in passato, sono la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale di Adwa, la costruzione di una scuola per ciechi, la costruzione di un centro di aggregazione per i ragazzi di alcuni villaggi particolarmente isolati e disagiati, la costruzione di pozzi.

2.B) RACCOLTA FONDI

2.b.1) L’acquisizione delle risorse

I fondi necessari allo svolgimento dell’attività, provengono esclusivamente da offerte di privati, cittadini e imprese.

Per l’acquisizione delle risorse non è svolta alcuna attività commerciale né viene richiesto alcun finanziamento ad enti nazionali o sopranazionali, pubblici od istituzionali.

Sono esclusi anche quei contributi legati ad aspetti pubblicitari o ad iniziative che colleghino il nostro nome all’acquisto di beni o servizi di altri soggetti.

Tale modo di operare ci rende totalmente liberi da qualsiasi vincolo e da qualsiasi dipendenza legata a finanziamenti erogati da specifici soggetti e consente massima in libertà di azione, rapidità di decisioni e totale indipendenza da schemi burocratici e risultati prestabiliti.

La politica della Fondazione non è quella di lasciare che la crescita e la diffusione della conoscenza dell’attività, sia legata unicamente al “passaparola”, ai risultati ottenuti ed all’eventuale interesse che alcuni “media” possano avere per la nostra attività.

In tal senso dobbiamo rilevare che la migliore (ed unica) “pubblicità” sulla quale abbiamo potuto contare, è costituita dalle indagini pubblicate da Il Sole 24 Ore nel 2006 e nel 2008, che ci hanno dato una visibilità ed una credibilità assai importanti, ponendoci al primo posto, quale ente con la minore incidenza assoluta di spese generali, promozionali, ecc. (solo lo 0,5% dei proventi!)

Per il resto, la nostra visibilità e la conoscenza della Fondazione da parte di terzi, avviene attraverso il sito internet (www.jamesnonmorira.org), anch’esso aggiornato a cura dei fondatori.

2.b.2) Tipologia delle entrate

Considerato il nostro tipo di attività e le nostre scelte operative, la raccolta dei fondi, necessari allo svolgimento dell’attività, avviene attraverso:

*) sostegno a distanza dei bambini orfani che vivono all’interno del “Villaggio dei Bambini”;

*) sostegno a distanza di bambini esterni, che vivono con le loro famiglie di origine;

*) offerte finalizzate al sostegno del “Centro di Emergenza”;

*) offerte libere finalizzate al sostegno della nostra attività o a specifici progetti;

*) beni in natura utilizzati direttamente (pacchi di indumenti inviati in Etiopia dall’Italia).

Sostegni a distanza

I sostegni a distanza prevedono un impegno periodico, mantenuto nel tempo – trattasi comunque di impegno morale e non giuridico - e riguardano sia gli orfani che vivono all’interno del Villaggio, sia i bambini esterni, prevalentemente (non esclusivamente) figli delle donne impegnate nei “progetti di Lavoro”, ovvero delle persone che lavorano per il Villaggio.

In tal modo vengono anche sostenuti e finanziati i “progetti di lavoro” e fronteggiati gli oneri per le retribuzioni delle persone che lavorano per il Villaggio.

Le modalità di gestione ed operative di tale tipo di sostegno, specifiche della nostra Fondazione, sono dettagliatamente illustrate nel sito web, alla sezione “sostegno a distanza”.

Offerte per singolo progetti

Sono quelle offerte specificamente destinate dal donatore, sia per importo che per indicazione, al sostegno di specifici progetti, sia permanenti, come il Centro di Emergenza del Villaggio, il centro di cura della podoconiosi, l’assistenza per la chirurgia pediatrica, sia quelli temporali, come la costruzione di una strada, del presidio medico, della scuola per ciechi, di aule scolastiche, ecc.

Offerte libere

Si tratta di tutte le altre offerte, svincolate da ogni impegno di periodicità, e derivanti dalla decisione dei donatori che, in numero rilevante, ripetono le donazioni annualmente o con cadenze variabili.

Molte di tali offerte sono legate a ricorrenze particolari (matrimoni, battesimi, comunioni, compleanni, anniversari, ecc.), chiedendo agli amici o partecipanti all’evento, di sostituire il denaro altrimenti speso per i regali, o le bomboniere con una donazione a nostro favore.

Inoltre, in occasione delle festività natalizie, alcune aziende segnalano ai loro clienti di avere destinato a noi le somme altrimenti stanziate per omaggi di vario genere.

Altre persone scelgono, per motivazioni legate ad eventi personali ovvero per ricordare un loro caro, di “celebrare” questi momenti, con una offerta destinata a sostenere la nostra attività.

Beni in natura

Le donazioni di beni in natura sono costituite, prevalentemente, da abbigliamento per bambini, o da altri beni di consumo per l’attività del Villaggio, inviati da privati che spediscono i pacchi direttamente in Etiopia.

Inoltre, in passato, ci sono stati devoluti da aziende private, beni di un significativo valore economico, non utilizzabili direttamente nella nostra attività, ma che è stato possibile monetizzare.

2.b.3) Tipologia dei donatori

Da quanto sopra esposto si rileva che le donazioni provengono esclusivamente da privati od aziende. Difatti, per nostra scelta, non svolgiamo alcuna attività promozionale e pubblicitaria, affidandoci unicamente al passaparola. Inoltre non svolgiamo alcuna attività economica o commerciale, nè consentiamo l’utilizzo del nostro nome per scopi promozionali o pubblicitari per favorire la vendita di prodotti o servizi di terzi. Infine, non ci avvaliamo né richiediamo finanziamenti o contributi ad enti pubblici, nazionali o sopranazionali.

2.b.4) Rapporti con i donatori

Per i donatori, l’aspettativa fondamentale è di essere informati sulla destinazione ed utilizzo delle offerte e sull’ammontare delle stesse destinate alle finalità benefiche istituzionali.

La risposta a queste aspettative viene data attraverso un riscontro diretto a ciascun donatore:

a)      per le offerte libere, con l’invio di una lettera personale di ringraziamento e di attestazione della somma ricevuta;

b)     per i sostegni a distanza, con l’invio annuale anche di una foto del bambino sostenuto e una scheda informativa sulla sua situazione familiare;

c)      per i sostegni a distanza dei bambini che vivono all’interno del Villaggio, con l’invio anche della “storia” del bambino, di come e perchè sia giunto al Villaggio, mentre le foto vengono rinnovate semestralmente.

Oltre a quanto sopra indicato, viene svolta una attività di informazione e coinvolgimento di tutti i sostenitori e donatori attraverso:

d)     l’invio, in occasione del Natale, di una lettera informativa sull’attività svolta; una sintesi del bilancio; una breve storia, denominata “Notte di Natale” (tutte rintracciabili sul sito); la foto rinnovata del bambino (solo nel caso di sostegno a distanza).

e)      l’invio a mezzo internet, una o due volte all’anno, di “newsletters” (tutte rintracciabili sul sito) per aggiornare i donatori sull’attività svolta e renderli partecipi della stessa, al fine di facilitare una sensibilizzazione e comprensione delle problematiche esistenti nei luoghi e nelle realtà umane e sociali dove operiamo;

f)       contatti epistolari personali con coloro che ci scrivono per approfondimenti sulla nostra attività; volontariato e collaborazione; invio di indumenti od altri materiali; riflessioni su fatti, eventi o storie che comunichiamo con le newsletter o in qualsiasi altro modo

Peraltro si cerca sempre di privilegiare, nel rapporto con ciascun offerente, l’aspetto personale. Il nostro desiderio è difatti quello di avere una cerchia di sostenitori che condividano le nostre modalità di agire e le nostre finalità e che, pertanto, siano interessati anche ad un più stretto e personale rapporto. Ciò comporta quindi una corrispondenza diretta che, in moltissimi casi si arricchisce di dettagli e notizie personali, creando legami amicali e di condivisione che vanno ben al di là del puro e semplice rapporto economico della donazione, ma entrano in quello interpersonale, diretto ed amichevole, dando luogo ad un periodico e permanente scambio di corrispondenza.

Molte lettere testimoniano la condivisione del nostro modo di operare, manifestando un vero coinvolgimento nell’attività, come testimoniato, ad esempio, da tutti coloro che, scrivendo, parlano della “nostra” fondazione o dei “nostri” bambini.

2.C) GESTIONE PATRIMONIO

2.c.1) L’utilizzo delle risorse

La Fondazione ha come finalità quella di erogare tutti i fondi ricevuti, destinandoli alle attività della propria “mission”.

Le donazioni ricevute vengono interamente destinate all’attività istituzionale.

In tale ottica si comprende quindi l’assenza di qualsiasi spesa di amministrazione, pubblicitaria o promozionale. Ciò risulta attestato dalle indagini condotte da Il Sole 24 Ore e pubblicate nel Settembre 2006 e nel Febbraio 2008, in base alle quali la nostra Fondazione è risultata prima assoluta, tra quelle oggetto della indagine, avendo destinato alle finalità istituzionali, per l’anno 2004, ben il 99,6% delle risorse, con solo uno 0,4% di costi generali e, per l’anno 2006, il 99,5 delle risorse e lo 0,5 di costi generali. Negli anni successivi l’ammontare dei fondi destinati alle attività istituzionali è stato sempre superiore a tale percentuale (99,80% nel 2014 e 2015; 99,70% nel 2017).

Una parte delle donazioni viene erogata direttamente nei progetti e nelle attività già in corso (progetti di lavoro, gestione del Villaggio, Centro di Emergenza, ecc.).

Le somme che non sono immediatamente erogate, vengono accantonate in bilancio, ad appositi fondi, necessari per fronteggiare gli impegni futuri conseguenti a nuovi progetti legati alle finalità perseguite ed illustrate nel paragrafo “modello operativo”.

Si tratta del “fondo futuro bambini” e del “fondo impegni futuri”.

Il “fondo futuro bambini” è destinato a fronteggiare i costi connessi con la crescita dei bambini del Villaggio e con la loro futura indipendenza.

La sua funzione è quella di costituire nel tempo quelle risorse che, man mano, dovranno essere poi utilizzate per assistere i bambini, quando cominceranno ad uscire dal Villaggio, come già sta avvenendo, cioè verso i 16/18 anni. Ai medesimi bisognerà garantire, a seconda dei casi, una casetta (da costruire) o un sostegno economico, in attesa che riescano a trovare un lavoro o ad avviare un’attività artigianale.

Inoltre, per i bambini particolarmente versati a proseguire gli studi, si dovranno sostenere i costi di mantenimento agli studi universitari ovvero la frequenza delle scuole professionali di specializzazione, secondo le capacità, le tendenze e le doti di ciascuno di essi, oltre a provvedere al loro sostentamento per la durata degli studi.

Si tratta di impegni certi ed importanti, che si manifesteranno negli anni futuri, ma parte integrante e fondamentale del nostro intervento e per i quali occorre, annualmente, accantonare le necessarie risorse. Si sottolinea peraltro, che una decina di bambini hanno già raggiunto l’età prevista, per cui il problema ha iniziato a porsi, in vari modi e misure.

Difatti è del tutto ovvio che l’uscita dal Villaggio non potrà essere “automatica” ma sarà frutto di un percorso di assistenza per conseguire una graduale indipendenza e sicurezza, imparando a gestirsi e continuando ad avere il Villaggio come riferimento, sia a livello fisico che affettivo.

Alcuni bambini, appena usciti, ci hanno chiesto di essere impiegati nel Villaggio, in attesa di una loro futura sistemazione, per cui, vivono all’esterno mentre, durante il giorno, lavorano nel Villaggio come addetti alla cucina o come aiuti per l’amministrazione.

Il “Fondo impegni futuri” costituisce invece una sorta di “riserva destinata”, alla quale attingere per far fronte alle necessità gestionali ordinarie ma non periodiche, che non possano essere fronteggiate con le somme introitate annualmente, incluse le spese ordinarie e straordinarie di manutenzione.

Inoltre, a tale fondo si attinge per far fronte alle esigenze nascenti da quegli interventi non specificamente finanziati, legati ad iniziative o progetti che, nel tempo, vengono realizzati.

Le disponibilità finanziarie tempo per tempo esistenti, sono state impiegate prevalentemente in titoli di stato a tasso variabile, nonché in obbligazioni corporate, con tassi di interesse superiori, per migliorare la redditività finanziaria.

A partire dall’esercizio 2012 - l’avanzo di esercizio, costituito dai proventi finanziari al netto dei costi generali – è stato imputato al fondo riserva straordinaria, che si è deliberato di costituire, destinato ad accogliere gli avanzi anche dei futuri esercizi, al fine di creare, nel tempo, un patrimonio che permetta di poter contare nel tempo su un significativo ammontare di proventi finanziari, tali da supportare, almeno parzialmente, i costi connessi agli interventi per la nostra attività istituzionale

3) I RISULTATI CONSEGUITI

L’attività da noi svolta non può essere facilmente sintetizzata, a livello quantitativo. Tuttavia è possibile fornire un breve elenco dei principali risultati conseguiti.

*) Gli orfanelli che vivono in via permanente nel “Villaggio” sono 102.

*) Per i bambini più piccoli abbiamo attivato, nel Villaggio, una pre-scuola materna.

*) Tra le centinaia di bambini esterni al Villaggio, che vivono con le proprie famiglie, da noi sostenute attraverso le adozioni a distanza, vi sono 113 bambini orfani, che abbiamo potuto affidare a famiglie che se ne prendono cura.

*) I “gruppi di lavoro” sono 22 e vi lavorano 235 donne. Tre di tali gruppi sono stati premiati dalle autorità regionali etiopiche, per il loro impegno e per gli eccezionali risultati ottenuti.

*) Nel “Centro di Emergenza” sono stati accolti, complessivamente, 500 bambini gravemente denutriti, molti dei quali anche seriamente ammalati (Tbc, polmonite, Aids, ecc) con il 95% di guarigioni.

*) Attraverso la struttura del “Centro di Emergenza” è stata anche fornita assistenza gratuita (visite, medicine, ricoveri, ecc.) a 1442 persone. Di queste, diverse decine (196) sono state inviate per le cure agli ospedali di Addis Ababa (31), Axum (18), Mekelle (141), mentre altre 6 sono state indirizzate agli ospedali di Shiré, Wolisso, Sudan,  India, Italia, sostenendo i costi di viaggio e soggiorno

*) Realizzazione di una scuola per 100 bambini od adulti ciechi, unica nella zona.

*) Costruzione di una strada di collegamento per 14 villaggi altrimenti isolati (tra Alitena e Maga’Uma) nel distretto di Irob, nella zona più a nord della regione

*) Rifacimento reparto pediatrico ospedale civile di Adwa;

*) Costruzione a Shiré di un capannone per ricovero profughi dall’Eritrea

*) Costruzione di un centro sociale per giovani

*) Costruzione di quattro nuove aule e fornitura di sedie, banchi e cattedre, nella scuola pubblica di Adwa frequentata dai nostri bambini

*) Costruzione di alcuni pozzi per l’acqua

*) Sostegno del progetto di chirurgia pediatrica 

*) Apertura e sostegno di un Centro di cura per malati di podoconiosi

*) costruzione di un presidio medico a Maga’Uma nella regione dell’Irob, a nord dell’Etiopia.

I dettagli di alcuni progetti sono indicati al punto 2.a.8

4) VALUTAZIONE E IMPATTO SOCIALE

La valutazione della nostra attività e l’impatto sociale della medesima, possono essere compresi esaminando alcuni fondamentali aspetti: i risultati conseguiti, la valutazione delle autorità locali, la valutazione degli stakeholders.

4.a) I risultati conseguiti

I risultati conseguiti, sotto l’aspetto quantitativo, sono sintetizzati nel precedente punto 3).

In questa sede evidenziamo tali risultati sotto l’aspetto qualitativo.

Ciò che caratterizza il nostro operato, non è il raggiungimento di obiettivi quantitativi, in termini di bambini, donne od altre persone aiutate – elemento che ha comunque la propria valenza – ma il riuscire a “raggiungere” ed “incontrare” coloro che aiutiamo, per fornire, oltre al puro aiuto materiale, quel supporto affettivo e psicologico che consenta di stabilire un rapporto od un legame che vada al di là del sostegno economico, cercando di coinvolgere ogni aspetto della persona aiutata.

Così, per esemplificare:

  • I bambini orfani ospitati nel Villaggio, vivono nel medesimo, come in una unica grande famiglia, beneficiando anche dell’affetto che è alla base di ogni legame familiare e che consente un armonico e completo sviluppo della persona
  • La scuola per ciechi, che già concretamente opera, è l’unica nella zona, perché le altre esistenti sono lontane centinaia di chilometri e costituisce l’unica concreta opportunità, per i molti bambini e adulti ciechi, a causa di malattie come il tracoma (trascurato) e la bilarzia, di imparare a leggere e scrivere, ricevere un minimo di insegnamento, socializzare tra di loro, sfuggire ad una vita da mendicanti ed emarginati che altrimenti li attenderebbe.
  • La ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale pubblico di Adwa, ha consentito di risistemare e riadattare la struttura esistente vetusta e diroccata (costruita dagli italiani durante la guerra e l’occupazione dell’Etiopia) ed i relativi arredi, costruire servizi igienici adeguati, migliorando quindi nel suo complesso la situazione igienica del reparto e la sua vivibilità da parte dei piccoli pazienti e dei loro familiari
  • La costruzione di un centro di ritrovo per giovani, in una zona particolarmente disagiata e priva di ogni struttura, fornisce agli stessi la possibilità di incontrarsi, parlare, confrontarsi, ricevere notizie e stimoli dal mondo esterno.
  • Il Centro di Emergenza, che si trova all’interno del nostro Villaggio, costituisce un presidio sostanzialmente unico nella zona, e certamente fondamentale, per la sua specializzazione nel fronteggiare il problema della malnutrizione infantile, tanto che i bambini con le loro mamme, oltre che giungerci direttamente dai villaggi, ci vengono anche indirizzati dalla polizia, dall’ospedale, dall’ufficio affari sociali.
  • La costruzione della strada da Alitena a Magauma, che collega 14 villaggi isolati tra i monti al confine con l’Eritrea ha permesso di realizzare un importante progresso sociale per le popolazioni interessate, fornendo loro l’opportunità di accedere ai servizi sanitari e sociale e di favorire i rapporti e gli interscambi personali e commerciali.
  • I progetti di lavoro, riservati alle donne, costituiscono un importante strumento per la promozione della donna, la sua emancipazione ed indipendenza economica.
  • L’aiuto ed il sostegno di persone anziane, invalide, malate, sole od abbandonate è finalizzato a permettere alle medesime di poter avere una vita almeno dignitosa e di poter contare, al bisogno, su qualcuno cui rivolgersi per le proprie necessità o per i propri problemi di ogni genere.
  • Il Centro di cura per malati di podoconiosi, che a fine 2017 assisteva circa 200 persone, costituisce un presidio che consente a chi è affetto da questa malattia, che ha anche pesanti risvolti sociali con una forma di ostracismo (impossibilità di partecipare a eventi pubblici, di frequentare le scuole o le funzioni religiose, ecc.).
  • Il sostegno del progetto di chirurgia pediatrica, che permette di consentire l’accesso a cure chirurgiche a bambini e ragazzi, affetti da malformazioni, malattie deturpanti, (labbro leporino, malformazioni dell’apparato urinario, ernie, cicatrici deturpanti, dita delle mani o dei piedi unite, ecc.), di essere sottoposti a interventi chirurgici che consentono di tornare alla normalità fisica ed estetica, oltre che psicologica.
  • La costruzione del presidio a Maga’Uma, nel distretto dell’Irob, consentirà alle popolazioni locale, sparse in numerosissimi villaggi distanti tra loro, di avere un punto di riferimento principalmente per l’assistenza delle donne incinte, per le vaccinazioni, per un servizio di pronto soccorso per le più frequenti problematiche (ustioni da fornelli, fratture, ferite infette)

4.b) I nuovi progetti

I lavori di costruzione del presidio medico di Maga’Uma sono iniziati tra fine 2017 e inizio 2018. Auspichiamo che, al massimo entro il primo semestre del 2019 sia possibile l’effettiva entrata in funzione e piena operatività della struttura.

La ricerca di ampliamento della nostra attività anche in altre aree geografiche, in particolare nel Centro e Sud America, soprattutto in quelle località in situazione di grave degrado morale anche a seguito del fenomeno del turismo sessuale sta dando esito positivo e nei primi del 2018 abbiamo individuato e iniziato a realizzare un primo intervento nella Repubblica Dominicana e un ulteriore intervento in Colombia.

4.c) Valutazione delle autorità locali            

Con le autorità etiopiche esiste un costante rapporto.

Oltre all’invio di rendiconti trimestrali dell’attività svolta, è significativa la collaborazione creatasi e che si esplica anche con la segnalazione di casi e situazioni meritevoli del nostro intervento, la scelta concordata di progetti di lavoro, la realizzazione di progetti di interesse della comunità, l’invio di bambini abbandonati, ritrovati da qualcuno, che li ha segnalati alla polizia.

Consideriamo altamente significativo, a tale proposito, che le autorità etiopiche abbiamo voluto rilasciarci alcuni attestati formali di riconoscimento, in uno dei quali, in particolare, si dichiara di apprezzare l’attività svolta dalla nostra Fondazione affermando testualmente che la nostra opera è finalizzata a “... la crescita della qualità della vita;”- “ ... rendere i poveri sufficienti ed indipendenti dagli aiuti esterni;” - “ ... le buone relazioni e la cooperazione, in accordo con la politica del governo, tesa a cercare di risolvere il problema della povertà”.

Altri attestati di ringraziamento ci sono stati rilasciati per la ristrutturazione del reparto pediatrico dell’ospedale pubblico di Adwa, per il supporto fornito alla popolazione locale, per la costruzione della scuola per ciechi.

 L’Ufficio affari sociali femminile ha attestato il proprio ringraziamento per la “… diffusione della educazione specialmente in supporto delle donne” (tre dei “gruppi di lavoro”, sono stati premiati dalle autorità etiopiche per gli eccezionali risultati ottenuti e, sulla loro attività, sono stati girati dei filmati mandati in onda dalla televisione nazionale etiopica).

Inoltre, in occasione di un incontro con alcuni alti funzionari governativi, gli stessi hanno espresso apprezzamento soprattutto perché la nostra attività è particolarmente mirata a promuovere e stimolare la crescita umana delle persone e la loro indipendenza, evitando quelle forme di assistenzialismo che, invece, tendono a rendere le persone sempre più dipendenti dagli aiuti.

4.d) Gli stakeholders (o portatori di interessi)

Gli stakeholders sono le persone principalmente interessate, per diversi motivi, alla gestione delle risorse, ai risultati conseguiti, ai servizi ed ai benefici erogati.

Nel nostro caso si tratta, sostanzialmente, di due categorie: i donatori ed i beneficiari.

I donatori, in quanto interessati ad avere concreti riscontri sull’impiego delle donazioni effettuate, una informativa sulle attività svolte, i progetti realizzati ed i risultati conseguiti.

Sotto questo aspetto, l’informativa è assai ampia, con l’invio di newsletters periodiche e in occasione del Natale, un’ampia informativa e rendiconto anche economico della gestione dei fondi ricevuti.

Per quanto concerne i beneficiari - costituiti dalle persone alle quali è rivolta l’attività della Fondazione e destinatari delle risorse - è evidente che l’interesse principale degli stessi sia costituito dal ricevimento degli aiuti, dalle modalità di erogazione, dalla utilità che i medesimi attribuiscono a tutto ciò che costituisce oggetto della nostra attività.

Nei loro confronti, il modo di operare e le finalità, risultano ampiamente illustrati in precedenza e, comunque, sono concretizzate nella gestione del Villaggio dei bambini (dedicato agli orfani); nella gestione del Centro di Emergenza (supporto a bambini denutriti); promozione della donna e sostegno delle famiglie (sostegno a distanza e progetti di lavoro); aiuti alla locale comunità (ristrutturazione reparto pediatrico dell’ospedale di Adwa e costruzione scuola per ciechi, strada per Maga’uma, centro di cura podoconiosi, progetto di chirurgia pediatrica, ecc).

Abbiamo già illustrato i rapporti con le autorità locali e la loro valutazione.

In questa sede, pertanto, ci esprimiamo in ordine al rapporto con i beneficiari finali persone fisiche ed alla loro valutazione dell’aiuto ricevuto. È evidente come, trattandosi di soggetti in situazioni di estrema difficoltà (orfani, donne sole, famiglie numerose, anziani e malati, analfabeti, ecc.) non sia facile ricevere documentazione specifica, così come è da parte delle autorità locali.

Ci sembra invece che ciò che conta, per quanto concerne i beneficiari finali, sia costituito da “come ci vedono” gli stessi e come valutano il nostro modo di aiutare. Si rientra quindi in quelli che vengono definiti i valori intangibili, in quanto non rappresentati o non rappresentabili in elementi quantitativi, pur risultando concreti in relazione al benessere delle persone.

In questo senso è importante l’utilità dei progetti di lavoro, che donano alle donne la possibilità di rendersi indipendenti ed autonome, crescere nella comprensione della loro dignità, attraverso un lavoro. L’impatto di questi progetti nella riduzione non solo della povertà, ma anche della prostituzione come unica possibilità di sopravvivenza ed il miglioramento delle condizioni sanitarie, fanno parte di quei valori intangibili che esistono, anche non si toccano materialmente.

C’è al riguardo una lettera – ed è per noi particolarmente significativa, perchè scritta dalle donne di uno dei “progetti di lavoro” – con la quale le stesse hanno voluto esprimere la loro riconoscenza scrivendoci che “... all’inizio era come un sogno ... ora tutto è completamente cambiato ... stiamo camminando con le nostre gambe, realizzando un vero miglioramento e cambiamento ...”

Tenuto conto degli aspetti culturali e analfabetismo, è uno dei rari segni tangibili che è possibile ricevere. Gli altri sono segni personali e diretti, che si esprimono in occasione dei periodici incontri.

Come altrove esposto, la nostra attività non viene svolta con riferimento a parametri quantitativi, ma proprio con riferimento a parametri qualitativi, costituiti dal benessere della persona, di come l’aiuto fornito possa migliorare, in molti casi capovolgere, il modo di vita precedente.

La frase che abbiamo scelto per definire quello che cerchiamo di fare – aiutare a non aver più bisogno di aiuto – ci sembra significativa.

Pertanto, fermo restando che è nostro desiderio e nostra finalità aiutare comunque il maggior numero di persone, riteniamo fondamentale dare essenziale rilievo al “come” si aiuta, al beneficio non solo materiale, ma anche psicologico che la persona o la famiglia riceve, alle prospettive che si aprono, all’appoggio che possono avere da noi in caso di problemi familiari più gravi.

E, più ancora, al tentativo di stabilire - anche attraverso la differenza e difficoltà data dall’incontro di persone e culture assai diverse - un rapporto personale ed umano che ci permetta di “incontrare” tutti nel profondo di loro stessi, là dove le culture, i condizionamenti, l’età, le leggi, i pregiudizi, sono esclusi, perché là si incontrano soltanto i cuori, che rispondono ad altre leggi, iscritte nel profondo dell’animo di ciascun essere umano ed uguali per tutti.

A volte è solo uno sguardo, una stretta di mano, un sorriso, una carezza od un abbraccio, espressi in silenzio, che parlano al cuore, con un linguaggio che non ha bisogno di parole.

 

I versamenti possono essere effettuati a favore della:

“Fondazione James non morirà – onlus”

 

Con bonifico bancario presso

Banca del Fucino – Roma

IBAN: IT 37 T 03124 03210 0000 00238733

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Credito Valtellinese – Roma

IBAN:  IT 71 Y 05216 03229 000000007103

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Tramite posta con versamento sul

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