Da leggere nella notte di Natale (2005)

Intendiamo raggiungervi, là dove siete, in questa notte diversa da ogni altra, e sempre, o ancora, capace di andare a rintracciare il nudo, piccolo essere, quella parte di noi più “piccola”, più vera, schiacciata, sprofondata nei detriti di una quotidianità che ci graffia tutti, e ci rende irriconoscibili.

Ma lei c’è.

Esiste.

E’ quella parte di noi che porta impresso il sigillo e lo splendore della verità di ogni uomo e di ogni donna.

E chiede di essere liberata, di avere respiro e palpito e sguardo, profondo ...

Chiede di amare.

Concederle di amare è riscoprire il significato della Vita, il significato del nostro esistere in questo mondo, terribile e bellissimo.

Non abbiamo paura, almeno in questa notte, di chinarci su di lei e di “riconoscerla”, lei che è bellezza, pienezza, significato, poesia, verità di noi stessi.

Tendiamole la mano e lei la afferrerà e, ancora in questa notte, saprà condurci, lei lo sa fare ... l’ha già fatto.

Quando?

Quando, in un breve spazio di silenzio tra le mille cose, i mille pensieri di ogni giorno, noi l’abbiamo ascoltata.

Lei ci parlava di una realtà lontana, di un Villaggio tra monti di fiaba, dove creature stremate per la fame e la sete avevano trovato cibo e acqua e cure e amore. Sopratutto amore.

Ma di quale amore ci parlava?

Lei ne conosce uno solo, lei sa amare solo desiderando “ il bene “.

Non volendo bene, ma volendo “ il bene “, e questo fa una grande differenza.

Così, dopo aver parlato, lei ha lasciato uno spazio vuoto, offerto ... al dono, o al rifiuto.

Ma è stato dono, è stato amore, tanto amore, il vostro, che poi è lo stesso di Francesco e di Nevia, sì... lo stesso,  perchè tutti, - loro laggiù ad Adwa, e voi qui, - avete voluto “ il bene “ di tutte quelle creature.

Davvero Buon Natale, ad ognuno di voi.

Luciana