Da leggere nella notte di Natale (2008)

La storia di Millina ce l’ho dentro il cuore, ed è proprio una storia da Notte di Natale.

Non era mai andata sposa, così quando suo fratello morì, lei prese con sé i cinque figli di lui e li portò nella sua casa.

Divise con loro le poche provviste che aveva, divise con i tre più piccoli il suo letto, divise le ore del giorno in mille piccoli mestieri, poi si smarrì in quella richiesta muta di cibo che lei non riusciva più a procurare.

Rama dista 20 Km. da Adwa.

Rama è il suo villaggio.

Da lì arrivò una mattina, bianca di polvere, a chiedere aiuto.

Cosa sai fare, Millina, cosa ti piacerebbe fare?

Assorta, gli occhi arrossati, velati di una nebbia leggera, il viso bello, infinitamente stanco, fissava il cerchio delle donne che ricamavano.

Tornò una settimana più tardi, e da un sacchetto di plastica sgualcito e annerito, tirò fuori un pezzo di tela, e il cerchio delle donne ammutolì: Millina aveva un’anima intrisa di colore, e adesso la offriva al nostro sguardo.

Sorrise quando le venne consegnato il grosso involto con i fili e la tela.

Se lo caricò sulla schiena e tornò a Rama.

Erano belle le sue tovaglie, più che belle si sarebbe detto che anche loro avessero un’anima, capace di far ridere gli occhi di Millina quando, divertita, scioglieva piano le cocche del suo fagotto e i colori tracimavano il tessuto e inondavano ogni cosa.

“Io ricamerò la tovaglia per la Notte di Natale, ho già in mente i colori”.

Non la vidi più per quattro settimane. 

***

“Se vuoi io ti accompagno, conosco la sua casa”.

Zafu mi indica una capanna a metà del ripido sentiero caprino.

Lasciamo la macchina sulla strada. Saliamo in fretta, è quasi buio.

Non una voce, non una luce. Solo il timore delle iene.

Bussiamo.

Millina è seduta su un piccolo sgabello davanti ad una sedia sgangherata.

Intravedo appena i bambini seduti in fila sul pagliericcio e il volto di Millina troppo, troppo vicino alla fiamma della candela.

Appoggiata sulle sue gambe una tovaglia.

Le mani le tremano mentre mi indica la piccola toppa con la quale ha cercato di rimediare alla bruciatura.

In quella oscurità non si era accorta…….

“Millina, non ho mai visto nulla di così bello, e questa toppa la rende ancora più bella, unica e infinitamente più preziosa.”

“Ti ringrazio per averla voluta firmare così”.

Mi guarda senza capire, piega la tovaglia con la toppa all’interno e me la porge.

La riapro, metto la toppa all’esterno, bene in vista, e adesso lei sorride, grata.

***

Preparo la tavola di Natale e mi accorgo che è la firma di Millina che io continuo a guardare, a guardare ……fino a vederla, per un attimo, accendersi di un fuggevole, vivido bagliore dorato.

Ma certo, non può essere che così: un amalgama tenero e misterioso ha fatto sì che in questa Notte l’alchimia sia divenuta per la prima volta una scienza esatta che ha mutato in oro la fiammella di una candela e gli occhi stanchi di Millina.

Buon Natale, ad ognuno di voi.

Luciana