Da leggere nella notte di Natale (2014)

                                                      

                                       Da leggere nella Notte di Natale

                               

 

                                                  II ° Fiaba Africana

 

 

“ E’ solo un storia, è solo una storia: lasciala entrare, lasciala andare”.

 

Babba, è il cantastorie. E’ tornato, è giù al cancello, senti … il tamburello”.

 

In tanti se lo ricordano e gli si affollano intorno, lo trascinano dentro, e lui ride divertito.

 

E’ così piccolo e gracile, così facile da sospingere fin là, sotto il banano.

 

“ Quale storia vi avevo raccontato l’altra volta ? “

 

Aspetta una risposta.

 

Anche la luna, così piena e gialla, sopra il taglio scuro delle montagne, è in ascolto.

 

“ Forse …. era una storia di cuori ? “

 

“ Tutte le mie storie parlano di cuori “.

 

Gli portano un piccolo sgabello, lui si siede, appoggia la schiena sul tronco del banano, ha occhi che brillano.

 

“ Questa è la storia di un piccolo cuore senza nome, cui nessuno faceva mai caso. Aspettava, e quando arrivavano le grandi piogge, lui correva verso le cavità dove l’acqua si raccoglieva, per guardarci dentro, sperava di vedersi.

 

“ Forse dovrei inventarmi un nome, così la gente mi chiamerà”.

 

Lo sguardo su di sé, indossava dei nomi, vi si avvolgeva.

 

Ma nessuno lo chiamava.

 

L’assenza di nome si tramutò in assenza di peso ed il cuore aveva sempre più difficoltà a rimanere attaccato alla terra.

 

Una folata di vento lo sollevò.

 

Era un vento gravido di compassione e di lacrime, e lo lasciò cadere al bordo di un campo.

 

Ebbe timore di quello che vide e non osò avvicinarsi: l’insolita creatura aveva una forma familiare, ma le dimensioni erano tanto più grandi, ed emanava una luce intensa. Anche il suono, che da lei proveniva, aveva un che di familiare, pulsava…… un battito….. ma quanto più udibile.

 

 

Incapace di distogliere lo sguardo, si rannicchiò dietro i cespugli.

 

Senza più sete, fame, sonno.

 

Quanti giorni?

 

La processione dei cuori era ininterrotta, arrivavano da ogni dove, e lui riconobbe anche diversi abitanti del suo villaggio.

 

Ma come sapevano?

 

L’insolita creatura chiamava ognuno per nome, un grumo di battito e di luce usciva da lei, entrava e adattava la sua forma a quel cuore gonfio, a quell’inquietudine.

 

Come erano leggeri, adesso, e sicuri, i passi dei cuori che se ne tornavano via.

 

Una notte di tempesta il piccolo cuore senza nome rischiò di essere risucchiato dal vento, e aggrappandosi con tutte le sue forze, fece scricchiolare i rami dei cespugli.

 

L’insolita creatura si girò verso di lui, lo vide, a lungo, e attese.

 

Il piccolo cuore si sentì tutto aggricciare dentro, e cercò di aprire la strada a quella forma che adesso lo penetrava, lo conosceva, lo riconosceva, lo rendeva simile a sé.

 

La voce, grave e dolce insieme, chiese il suo nome.

 

“ Non so, io non ho un nome”.

 

“ Ti chiamerai……………”

 

Qui il cantastorie si ferma, decine di occhi e di fiati sospesi bucano l’istante profondo.

 

“ Ti chiamerai CUORE, perché mi hai riconosciuto, mi hai fatto spazio dentro di te, hai lasciato che ti abitassi ”.

 

Il piccolo cuore cominciò a pulsare, e un poco anche a luccicare. Poi si guardò, e per la prima volta si vide, si vide e, con infinita tenerezza, si sorrise: la luce non era poi così intensa come quella dell’insolita creatura, ma era pur sempre una piccola luce, e seppe che nel tempo sarebbe cresciuta.

 

Ed ora aveva un nome.

 

 

                                                           ° ° ° ° °

Buon Natale, ad ognuno di voi.

 

Luciana