Aprile 2016

Cari amici,

                 eccomi a voi per un aggiornamento sulla situazione della nostra attività.

I media hanno dato qualche vaga notizia sulla situazione in Etiopia, legata alla siccità ma, nella realtà, la situazione è al momento gravissima. E parte da lontano.

Lo scorso anno, le grandi piogge, quelle che si verificano durante la nostra estate, sono state molto scarse e, in pratica, da settembre 2015, non è più piovuto, in quanto sono totalmente mancate le piccole piogge del 2016, quelle che si verificano tra la fine dell’inverno e la primavera. Questo ha comportato una drammatica caduta della produzione agricola e, in particolare del theff, dalla cui farina, lasciata a fermentare con l’acqua, si ottiene la injera, il pane locale che costituisce l’alimento base per gran parte della popolazione e, in particolare, per coloro che vivono unicamente di agricoltura, come avviene nella regione del Tigray, al nord dell’Etiopia, dove è situato il nostro Villaggio. I dati resi noti dalla FAO, parlano di produzione agricola caduta dal 50% fino al 90%!

Siamo riusciti a fare una buona scorta di alimenti, acquistandoli ad Addis Ababa, da dove ce li hanno spediti con un autotreno. Però dovremo farne un uso molto attento, anche perché si prevede che dovremo utilizzarne una parte a sostegno anche di quelle famiglie i cui bambini sono in adozione a distanza, che soffriranno maggiormente di questa situazione.

La situazione che si è creata ha un solo nome: carestia. Alcune previsioni, fatte dai meteorologi affermano che, se nella ormai prossima estate non vi saranno le piogge - e non se ne prevedono in quantità sufficiente essendo un fenomeno correlato a quello de “el nino” – si avrà la peggiore carestia degli ultimi 50 anni, peggiore anche di quella del 1984, quando si ebbe oltre un milione di morti. È vero che oggi, in generale, la situazione dell’Etiopia è migliorata a livello globale, ma i miglioramenti sono tangibili solamente nelle città più grandi, mentre le zone rurali – costituite da piccoli villaggi o da casette isolate, prive di elettricità e acqua - non hanno visto significativamente migliorare il loro standard di vita, soprattutto perché le scorte di acqua sono quelle che vengono raccolte nelle cisterne, durante il periodo delle piogge. Abbiamo potuto verificare direttamente che moltissime cisterne sono totalmente asciutte.

A causa della siccità, l’acqua corrente della città viene erogata solamente una volta ogni tre giorni. Siamo quindi costretti, per le esigenze del Villaggio, ad utilizzare l’acqua dei pozzi. Purtroppo la pompa del pozzo principale si è bruciata un paio di mesi fa. Per fortuna siamo riusciti a recuperarla, costruendo, in modo del tutto artigianale ed estemporaneo, un paranco. Però abbiamo verificato l’impossibilità di ripararla. Per fortuna siamo riusciti a trovarne una nuova ad Addis Ababa che abbiamo subito acquistato. Per il trasporto, il fornitore di Addis Ababa si è avvalso del sistema locale che prevede di consegnare il bene ad uno dei camionisti che effettuano il tragitto, trasportando altri materiali e che, puntualmente, ti consegnano il bene che è stato loro affidato, dopo un periodo di tempo che, però, non è programmabile. La pompa è arrivata ma, per completarla necessita di alcune altre componenti che non sono al momento disponibili. Poi dovremo posizionarla costruendo nuovamente il paranco che abbiamo utilizzato per estrarla. Se tutto va bene, potrà essere nuovamente in funzione nella prima metà di giugno.

Nel frattempo utilizziamo l’acqua del primo pozzo scavato, quello che ha una profondità di 140 metri, sperando che la pompa, che viene utilizzata quasi senza interruzioni, continui a sostenerci.

Però l’acqua pompata è insufficiente, per cui abbiamo dovuto razionarla e viene distribuita non con l’impianto interno, che provocherebbe sprechi, ma utilizzando i secchi e le taniche, in modo di assegnare a ogni casetta una eguale quantità di acqua e avere sempre una piccola scorta per eventuali emergenze.

Ma la carenza di acqua provoca anche una carenza di elettricità, in quanto le centrali elettriche dell’Etiopia sono prevalentemente idroelettriche. Anche nel nostro Villaggio soffriamo del razionamento dell’elettricità, facendo fronte con i generatori. Ma dobbiamo comunque utilizzarli in modo molto attento, soprattutto per poter mantenere una buona scorta di gasolio, che potrebbe improvvisamente mancare o essere razionato.

Insomma non è una situazione facile, anche se, a differenza del 1984, non si aggiungono le problematiche connesse alla guerra, all’epoca in atto con l’Eritrea. Ma sarà comunque durissima.

 

Voglio però darvi anche qualche buona notizia legata alle altre nostre iniziative.

I medici volontari che si sono assunti l’impegno di venire regolarmente nel nostro Villaggio sono divenuti due e, grazie alla loro presenza, possiamo avere un costante monitoraggio dei bambini del nostro Villaggio e portare avanti l’iniziativa legata agli interventi chirurgici, prevalentemente pediatrici. Nel febbraio scorso, grazie alla loro presenza, è stato possibile, in poco più di una settimana, visitare più di duecento persone esterne. Quelle che sono risultate trattabili sul posto, sono state curate immediatamente, mentre quelle che necessitavano di interventi chirurgici di maggiore importanza sono state indirizzate agli ospedali di Addis Ababa o Mekellé, prendendo a nostro carico le spese di trasporto.

Speriamo che questi medici riescano a mantenere nel tempo il loro impegno, in modo di mantenere e potenziare questo importantissimo servizio.

 

Infine, qualche notizia sui ragazzi del nostro Villaggio, che hanno compiuto 18 anni e, conseguentemente, sono giunti al termine della nostra assistenza. Questo però non significa che siano usciti cessando ogni contatto con noi. Tutt’altro!

Il distacco, necessario, è stato molto difficile non solo per loro, ma anche per noi, nel vedere i primi risultati del nostro intervento, iniziato nel lontano 2002.

L’abitudine era quella di vivere in un luogo protetto, dove qualcuno pensava sempre alle loro necessità e, di conseguenza, il pensiero di doversela cavare fuori, da soli, li spaventava molto.

Le prime ad uscire sono state Heden e Selamawit. In realtà, la loro uscita è stata solo parziale, in quanto entrambe vivono in una casa che si trova proprio di fronte al nostro Villaggio. Le abbiamo ovviamente aiutate, anche economicamente, a sistemare la nuova casa presa in affitto, per renderla simile a quella dove avevano vissuto all’interno del Villagio per molti anni. Abbiamo comprato i letti, materassi, coperte e lenzuola, un fornello per cucinare, pentole e piatti, un tavolino a un paio di sedie, nonché tutto il necessario per pulire e per preparare i pasti.

Le abbiamo poi assunte per lavorare da noi. Heden si occupa della pulizia della cucina e della mensa; Selamawit invece è molto brava a ricamare ed è stata inserita in questa attività che a lei piace molto.

Con i soldi del loro stipendio, si pagano l’affitto della casa e gli studi presso scuole private, in quanto non avevano ottenuto i voti necessari per andare all’università pubblica.

Passato un primo momento di smarrimento, ora sono contente e soddisfatte e si stanno pian piano adattando alla vita esterna.

 

È uscita anche Neghisti, un’altra delle nostre ragazze, ma ha preferito lasciare Adwa e trasferirsi in una piccola cittadina distante pochi chilometri, dove anche a alcuni parenti. Essendo una ragazza molto sveglia e intraprendente, ci ha chiesto di aiutarla ad aprire un piccolo negozio di abbigliamento. Sembra che questa piccola attività che ha intrapreso, al momento funzioni e le consenta di guadagnarsi da vivere. Viene spesso da noi per avere qualche aiuto e sostegno e, soprattutto, qualche consiglio sia sull’attività commerciale che ha iniziato, sia per altri aspetti della sua nuova vita indipendente. L’ultima volta che è venuta a farci visita ci ha resi proprio contenti, aveva un bell’aspetto, piuttosto curata nel vestire e, soprattutto estroversa, allegra e felice.

Anche lei, non avendo ottenuto i voti necessari per frequentare l’università statale – riservata solo a coloro che hanno ottenuto un determinato punteggio – si paga gli studi privati.

 

Infine Tras. Lei era molto brava a scuola e aveva ottenuto i voti per frequentare l’università pubblica per la quale, però, la facoltà viene assegnata direttamente dal governo, in base ai posti disponibili. È stata assegnata a una università che si trova al sud dell’Etiopia. Però si è trovata a vivere in un ambiente molto diverso, sia culturalmente che come modo di vita, da quello del nord dell’Etiopia, dove è nata e vissuta, e questo l’ha posta in grave difficoltà. Tra l’altro è una ragazza molto riservata e timida e ciò non ha certo facilitato il suo inserimento in un ambiente così diverso.

Perciò, dopo qualche mese, non se la è sentita di continuare e ha preferito rientrare ad Adwa.

Anche lei lavora nel Villaggio, dove l’abbiamo inserita nello staff amministrativo, essendo portata per tale tipo di lavoro e pensiamo che, nel tempo, possa divenire una persona di riferimento, anche per tutti i bambini più piccoli, conoscendo benissimo il Villaggio, la vita che vi si svolge e tutte le piccole problematiche legate a tale realtà.

Anche lei, con il nostro aiuto, ha preso in affitto una casa, vicina al Villaggio e ha ricevuto il medesimo aiuto e sostegno di Heden e Selamawit per sistemare la casa. Inoltre, con i soldi dello stipendio, si paga un corso di studi privato, per potersi laureare, considerato che, come detto, a scuola ha riportato ottimi risultati.

 

Vi lascio, lieto di avervi potuto dare notizie positive sulle prime ragazze che sono “uscite” dal Villaggio e che stanno costruendo la loro vita futura, certamente con molte maggiori speranze e prospettive rispetto alla drammatica situazione che avevano, quanto le abbiamo accolte.

Tras difatti, quando era ancora preadolescente, era stata sostanzialmente “ceduta” a una famiglia di Addisa Ababa, che le faceva fare le pulizie della casa, senza alcuna retribuzione.

Heden, anche lei preadolescente, doveva occuparsi della casa dove viveva con un fratello molto violento, che la picchiava e la bastonava ogni giorno. Quando l’abbiamo accolta, aveva il corpo pieno di lividi, che sono scomparsi solo dopo molto tempo.

Selamawit, ha metà del volto sfigurato da una gravissima ustione, causata da un fornelletto utilizzato per cucinare e che le era caduto sul volto. Questo incidente le ha fatto perdere anche la vista dall’occhio sinistro. Quando l’abbiamo accolta ………

 

Come vedete, anche in mezzo alla povertà e alla siccità, grazie a voi, fedeli e generosi amici, è possibile raccontare storie di speranza, speranza concreta, speranza vera, speranza che ha mutato, in positivo, alcune vite che, altrimenti, sarebbero state, per tanti bambini, vite perdute.

 

Un abbraccio affettuoso

 

Franco